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Osteopatia e “artrosi dell’anca”

L’artrosi (o meglio osteoartrosi) dell’anca è una patologia molto invalidante con un grosso impatto sulla qualità di vita dei pazienti affetti. Data la sua grande diffusione, rappresenta un enorme costo sociosanitario (interventi di protesi e ospedalizzazioni) e nel 2020 si stima che diventerà la quarta causa di disabilità a livello mondiale (WHO, 2003).

In Italia nel 2006 sono stati effettuati circa 80.000 interventi di protesi d’anca (Romanini et al, 2006). Nel 2014, sempre nel territorio nazionale, il numero degli interventi è aumentato a 96.147 e, considerando l’aumento dell’età media della popolazione, tale dato è destinato ad aumentare ulteriormente (Torre et al, 2016).

Ma cos’è l’ osteoartrosi dell’anca?

L’osteoartrosi è una patologia cronica a carattere evolutivo che coinvolge inizialmente la cartilagine articolare e secondariamente le altre strutture, quali osso, sinovia, capsula articolare delle articolazioni di diversi distretti corporei, causando dolore, limitazione funzionali e disabilità. (Morlacchi e Mancini, 2006).

Il termine osteoartrite ha sostituito ormai da anni quello di osteoartrosi (Berenbaum, 2013). La stessa patologia, in precedenza, veniva infatti considerata solamente una conseguenza dell’usura articolare, ossia una forma degenerativa della cartilagine, pensando che il ruolo dell’infiammazione fosse irrilevante. Grazie ai progressi della biologia molecolare negli anni ’90, si è capito che l’infiammazione è una delle principali cause nello sviluppo e nella progressione dell’OA (Berenbaum, 2013).

Il problema, dunque, è soprattutto lo stato infiammatorio che si crea nell’articolazione, più che la mancanza di cartilagine. La cartilagine articolare non è innervata, infatti in molti casi pazienti con forti degenerazioni della cartilagine all’anca non lamentano nessun sintomo proprio perché non è presente infiammazione.

Quali sono i sintomi?

Il dolore è il sintomo principale e la causa maggiore di disabilità nell’OA, è localizzato a livello inguinale e/o gluteo e può irradiarsi fino al ginocchio. Compare precocemente e solitamente anticipa di molto altri due sintomi tipici come la rigidità e l’impotenza funzionale. Con l’avanzare della sintomatologia, diventerà difficile svolgere le normali attività della vita quotidiana.

Quale terapia?

La terapia varia in base ad alcuni criteri, come l’età del paziente, la gravità del quadro clinico, la sintomatologia e l’impotenza funzionale. Le strade da seguire sono due: terapia conservativa e, in caso di fallimento di questa, terapia chirurgica.

Tra le terapie conservative più usate possiamo inserire quella farmacologica, mediante somministrazione di acido ialuronico, FANS e cortisone, l’attività fisica adattata a questa patologia e la terapia manuale (osteopatia e fisioterapia principalmente).

Come interviene l'osteopatia?

L’osteopatia è di grande aiuto nell’osteoartrite dell’anca in diversi momenti della patologia:

  • nella prevenzione

  • nella gestione dei sintomi

  • nella gestione del pre- e post-operatorio, nei casi più gravi in cui la chirurgia è l’unica terapia possibile

In che modo?

La medicina osteopatica ha tra i suoi principi la globalità del corpo, e soprattutto agisce sulla causa che ha scatenato il sintomo. Nell’osteoartrite dell’anca non per forza la colpa è interamente a carico dell’articolazione; la vera causa spesso va ricercata altrove. Ad esempio, un piede che “lavora male” per anni inevitabilmente può portare a scompensi anche in altre zone, come appunto nell’anca. Questo stesso ragionamento può essere fatto anche per il ginocchio, per il bacino, per la zona lombare principalmente, ma in linea teorica per tutte le componenti corporee vicine o lontane.

L’osteopatia va a ricercare le cause e le tratta di conseguenza, con tecniche di terapia manuale, ripristinando il movimento corporeo generale per ottenere un effetto locale sull’articolazione dell’anca. Si agisce sulla muscolatura, sui tessuti del corpo, sull’articolazione, anche a livello viscerale grazie alla relazione neurologica tra apparato muscolo-scheletrico e viscerale appunto, e infine sullo stato infiammatorio.

Inoltre l’educazione del paziente è fondamentale. È necessario istruire il paziente ad uno stile di vita che elimini tutti i comportamenti errati che hanno portato alla sintomatologia dolorosa: posture errate, alimentazione, sedentarietà. Le ricerche negli ultimi anni hanno portato alla luce la relazione tra alimentazione e infiammazione e per questo cambiare il piano alimentare può essere un ottimo aiuto per ridurre il dolore. L’osteopata, infatti, collabora spesso con altre figure professionali, in questo caso con il nutrizionista, in quanto l’approccio multidisciplinare è essenziale in tutte le patologie che spesso hanno un’origine multifattoriale.

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