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Come reagisci alle sensazioni?



Che cos'è una sensazione?

Facciamo subito un esempio pratico tratto da un piccolo fatto personale, per comprendere con immediatezza cosa è una sensazione.

A 17 anni ho portato per cinque ore un cappellino da ciclista, quelli con il frontino e con l'elastico.

Quando alla sera me lo sono tolto, mi ha lasciato una sensazione di compressione sulla testa, come se l'elastico fosse ancora attorno alla mia testa. Dopo un mese avevo ancora la stessa sensazione anche se non ho più portato il cappellino, ho tagliato i capelli e ho massaggiato la testa ogni volta che sentivo “l'elastico”.

Non ne potevo più, avere sempre questo cappellino in testa (la sensazione di averlo) mi dava un grande fastidio (e interiormente si stava venendo a creare l'emozione della rabbia).


La tecnica della non-risposta

Poi un giorno, mentre mi chiedevo cosa potessi fare per questo problema, ho pensato che la cosa migliore era non reagire. Se era una sensazione e non una verità - il cappellino non c'era - non aveva senso passare le mani sulla testa come tentativo di togliere il cappellino.

Cominciai a non fare più quel gesto, cominciai a lasciare che la sensazione (e il fastidio) ci fosse, fosse lì e basta, e a non concentrarmi più in esso, nonostante la sua presenza.

In una settimana la cosa si è risolta.

Ho adottato questo approccio in molte altre occasioni e ha sempre funzionato.


Il suggerimento utile che possiamo trarre da questo aneddoto, è che quando io reagisco ad una sensazione, attraverso gesti/comportamenti/modalità istintive o abituali, invece che fermarmi e scegliere un'alternativa diversa per gestire meglio la cosa, contribuisco a mantenerla viva, a nutrirla, a confermarla, non permettendo al corpomente di risolvere.


Come posso imparare la non-reazione?

Molte volte durante i trattamenti di shiatsu e di craniosacrale chiedo ai riceventi quale sia la loro sensazione, come sente il corpo e come lo descrive. Quando emerge una sensazione ben definita chiedo di soffermarsi un po' ad ascoltarla, vederla, sentirla (es: sensazione di soffocare, di un peso, di trazione, di spinta, di costrizione, ecc.), e con un'attenzione curiosa di scoprire che reazione mette in atto il nostro corpomente (es:trattenere, resistere, respingere, contrarre, ecc.).

A volte la reazione si conosce e ne siamo consapevoli, a volte è molto sottile o molto radicata e non ne siamo consapevoli. In entrambi i casi chiedo ai riceventi di suggerire al proprio corpomente di astenersi da qualsiasi reazione, lasciare che la sensazione ci sia anche se fastidiosa, dolorosa, irritante, in modo che il sistema nervoso non trovi più necessaria una reazione e scopra che può rilassare la zona interessata (il rilassamento è una condizione ideale per favorire la capacità autoguaritrice del corpomente).


Questa attenzione e la non-risposta alla sensazione, una volta sperimentata, si può applicare in qualsiasi momento della giornata, e ci permetterà di prolungare l'effetto rilassante del trattamento, favorendo una risoluzione più veloce del problema.


Anche malesseri come mal di schiena, cervicali, ansia, panico, mal di testa, mal di gambe, possono derivare dalla nostra reazione continuata ad una sensazione (ad esempio, la sensazione di compressione a cui reagisco spingendo in fuori il torace, mi limita la respirazione e mi va a creare di conseguenza tensione in tutta la parte alta del corpo).


Concludendo: se la reazione abituale prolungata abituale non ha aiutato a risolvere il problema, è inutile farla proseguire ed intensificarla ancora di più. E' invece di aiuto provare a sperimentare la non-reazione.


Alcune sensazioni sono semplici e facili e si possono risolvere da soli, altre sono più complesse e difficili e serve un aiuto con trattamenti shiatsu o craniosacrale.


Chi ha scritto questo articolo?

Vai al profilo di Gabriele Ferin, operatore Shiatsu e Craniosacrale




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