Cos'è l'autismo?

Oggi si parla di Spettro autistico o Autismi  perché ogni bambino con questa sindrome è unico e irripetibile  ed esistono infinite combinazioni dei sintomi:  alcuni bambini mostrano un’intelligenza superiore alla norma in alcuni ambiti, altri invece hanno dei gravi deficit intellettivi; alcuni bambini a 8 anni dicono solo “mamma”, altri hanno un linguaggio ricco ma lo usano in modo anomalo e non comunicativo, altri ancora non sanno sostenere una conversazione.  

Nonostante la varietà dei sintomi esiste comunque una modalità molto simile di funzionamento in questi bambini, caratterizzata da un’ipersensorialità anomala, ossia un sistema sensoriale che rileva una gamma di stimoli più ampia della norma, ma che allo stesso tempo è meno abile a selezionare e filtrare gli stimoli utili alla situazione. Ciò può causare una specie di cortocircuito, un sovraccarico mentale che si associa alla difficoltà di attribuire un senso a ciò che arriva dall’esterno. Ecco perché un bambino con autismo  può essere spesso nervoso, agitato, avere crisi di rabbia e difficoltà a mantenere l’attenzione: il “troppo” e “incomprensibile” che arriva da fuori, unito a un “non so come comunicare e cosa mi può aiutare” genera inevitabilmente uno stato costante di allarme verso il mondo e una conseguente chiusura per proteggersi.  

Quali sono le cause?

Da anni gli studiosi cercano di indagare le cause dell’autismo, che sono ancora in parte incerte: gli studi più recenti parlano della combinazione di fattori genetici e fattori ambientali che possono contribuire a determinare la sindrome.  

Nonostante attualmente non sia possibile rilevare l’autismo attraverso un esame medico oggettivo (come una risonanza magnetica o un esame del sangue),  i dati delle ricerche portano a pensare a delle anomalie in diverse strutture cerebrali, che si creano già nelle prime fasi dello sviluppo del sistema nervoso.  

Cosa si può fare?

L’apprendimento di un bambino con autismo, per essere efficace, necessita di un intervento calibrato sulle sue specifiche caratteristiche, e che agisca su tutte le aree di sviluppo: la comunicazione e il linguaggio, la cognizione, l’attenzione, la motricità, il comportamento, la gestione delle proprie emozioni, la consapevolezza del proprio corpo, la relazione con gli altri.  

Per arrivare a ottenere questa molteplicità di obiettivi si utilizzano più tecniche integrate fra loro, in modo da personalizzare l’intervento come un vestito cucito a misura sul bambino:  tecniche cognitivo comportamentali, tecniche funzionali corporee, tecniche logopediche, uso di immagini.

 
 
 
 

Quali sono i sintomi principali e come riconoscerli?

La diagnosi di autismo va fatta entro i tre anni di età, e deve essere seguita da un intervento quanto più precoce possibile per poter sfruttare la massima plasticità neuronale tipica del primo sviluppo del bambino.

 

Ecco perché è importante osservare eventuali segnali già a partire dai 12 mesi:

  • Il bambino non ha particolari reazioni emotive quando la mamma o il papà se ne vanno o arrivano;

  • Il contatto oculare è scarso;

  • Non si gira quando lo chiamiamo per nome;

  • Non mostra interesse nei confronti di giochi relazionali come le smorfie, le canzoncine, il “cucù-bausette” che gli facciamo quando nascondiamo il visino;

  • Quando gli mostriamo un oggetto non ci guarda, come se non fossimo presenti;

  • Non pronuncia nessun suono e non sembra interessato a ciò che gli diciamo;

  • Non comprende i divieti (“Non fare questo!”) e non ubbidisce a semplici ordini (“Prendi la palla!”);

  • Comincia a camminare in ritardo di più di sei mesi dall’età adatta (intorno ai 12 mesi), oppure cammina con un equilibrio precario anche a 24 mesi, oppure camminando sbatte spesso, è goffo. Cammina sulle punte.


Dai 24 mesi i segnali sono più chiari, e si possono osservare altri sintomi:

  • Sguardo laterale (gli occhi non riescono a stare in contatto diretto );

  • Il linguaggio non emerge, oppure viene utilizzato in modo anomalo (ripete frasi ma senza che ci sia un senso, ripete suoni fra sé e sé);

  • Compaiono movimenti strani e ripetitivi (es. sfarfalla con le mani)

  • Inconsapevolezza del pericolo (non si accorge se rischia di sbattere da qualche parte, non guarda dove mette i piedi);

  • Opposizione ai cambiamenti, anche con crisi di rabbia eccessive rispetto alla situazione;

  • Iperattività fisica accentuata;

  • Scarsa mimica facciale;

  • Si osservano interessi “strani”: ossessioni per gli atlanti o il meteo, stare a guardare per lungo tempo particolari di oggetti che si muovono (es. la lavatrice o la ruota di una macchinina che gira).

 

Nel caso in cui il tuo bambino abbia presente nei suoi comportamenti alcuni di quelli elencati qui sopra, è opportuno contattare quanto prima uno specialista nel settore, che può aiutarti a capire se si tratta di un falso allarme o di autismo. La diagnosi precoce è davvero uno dei fattori più importanti per lo sviluppo del tuo bambino, quindi non aspettare a chiarire qualsiasi dubbio a riguardo.  

Come si svolge l’intervento?

In una prima fase viene fatta una valutazione delle abilità che il bambino possiede e di quelle che stanno emergendo, e viene condiviso con i genitori un progetto terapeutico con degli obiettivi a breve e a lungo termine. A seconda degli obiettivi la frequenza degli incontri è variabile, da una a più volte settimanali.

Durante un incontro, che solitamente dura un’ora, il bambino viene accompagnato attraverso il gioco a sperimentare e sviluppare le sue abilità in tutte le aree, a seconda degli obiettivi scelti:  ad esempio sviluppare la comunicazione attraverso il linguaggio verbale o attraverso le immagini, aumentare i tempi di attenzione, sperimentare uno stato di calma e benessere come prerequisito a qualsiasi apprendimento, imparare a sentire, riconoscere e regolare le proprie emozioni,  apprendere contenuti didattici attraverso tecniche personalizzate.

Durante gli incontri viene sempre lasciato uno spazio di condivisione e confronto anche con i genitori, in modo da poter generalizzare le modalità educative anche a casa.

È inoltre prevista una collaborazione con la scuola per una consulenza sulle modalità educative e di apprendimento più adatte al bambino. Gli obiettivi scolastici prevedono, oltre alla didattica, anche tutti gli obiettivi di integrazione sociale: organizzare momenti di gioco con i compagni, generalizzare le abilità apprese, permettere al bambino di sperimentare più occasioni in cui fare richieste, rispondere a domande e relazionarsi.