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Gli interventi educativi per i bisogni speciali: quali scegliere?


Tante e varie sono le proposte che si possono palesare innanzi ai genitori che, avendo un figlio con bisogni speciali, necessitano di affidarsi ad un percorso di sostegno e di trattamento.

Intervento educativo? Terapia? Metodo? Scienza? Approccio?

Quale scegliere? Molteplici possono essere le domande che affliggono i genitori con bambini con bisogni speciali, con il proposito di poter offrire al figlio il meglio per lui ed il suo benessere.


Nel vasto panorama degli interventi psicoeducativi sono presenti molteplici approcci come la comunicazione aumentativa alternativa, Pecs, Analisi del comportamento applicata, TEACCH, Denver, Terapia multisistemica in acqua, interventi con ausili di animali, metodo Montessori .

Ci si chiede quale sia il più indicato per un determinato individuo e quali siano le strategie utili da mettere in atto, quali sia non solo il metodo adatto alla persona ma anche alla sua famiglia.


Interrogativi tutti leciti che si possono porre sia professionisti sia genitori che si prendono cura nel quotidiano di bambini o ragazzi con disabilità, al fine di ricercano fornire e fornirsi quelle risposte che consentano di curare i propri figli e relazionarsi al meglio con essi.


E’ fondamentale ricordare che alla base di ogni intervento vi è la costruzione di una buona relazione e la creazione di una alleanza di lavoro con l’utente. Infatti, i principali interventi educativi sopracitati hanno molte caratteristiche comuni tra di loro, e la vera differenza la possono fare altri fattori importanti.

Essi sono stati indicati come elementi in grado di fare la differenza tra un intervento di successo ed un intervento non efficace, e sono stati individuati in (National Research Council,2001) :


[if !supportLists]• [endif]Intervento educativo è in età precoce

[if !supportLists]• [endif]Coinvolgimento massiccio delle famiglie nel progetto

[if !supportLists]• [endif]Alleanza con la famiglia e gli ambienti coinvolti

[if !supportLists]• [endif]Intervento educativo individualizzato, e che valuti diverse aree di competenze della persona. Devono essere “cuciti” su misura, e riferirsi al livello di sviluppo di abilità e disabilità del soggetto.

[if !supportLists]• [endif]Programmi intensivi coinvolgono l’ambiente di vita del soggetto almeno 25 ore a settimana.

[if !supportLists]• [endif]Obiettivi di intervento che coinvolgano le aree della comunicazione, socializzazione e comportamento funzionale

[if !supportLists]• [endif]Obiettivi che si ispirino a modelli comportamentali o cognitivi comportamentali, mantenendo una visione olistica della persona e che seguano nel tempo le diverse aree di sviluppo.

[if !supportLists]• [endif]Interventi che tendano a dare enfasi ai punti di forza senza trascurare i punti di debolezza, per far in modo che questi ultimi a loro volta si modifichino.

[if !supportLists]• [endif]Programmi educativi che prevedano incontri dei professionisti con le famiglie circa una volta al mese, per monitorare l’andamento dei progressi della persona e analizzare i punti critici nell’attuazione del progetto educativo, cercando di trovare soluzioni il più possibile condivise.

[if !supportLists]• [endif]Collaborazione e incontri con altre figure professionali come medici, insegnanti, operatori,

al fine di poter avere una visione intera della persona, e poter connettere le diverse competenze di ognuno per potenziare il raggiungimento degli obiettivi.


Tutte queste variabili sono da prendere in considerazione quando si vuole iniziare un percorso.

Esso spesso a non sarà del tutto semplice, e porterà dei cambiamenti nella vita di tutti. cambiamenti di abitudini, di stile di vita, di modalità di comunicazione e che perdurerà per un certo periodo di tempo.

I percorsi di intervento possono richiedere molteplici risorse, nonché tempi e modalità diverse per ognuno, ma, affidandosi a professionisti preparati ed accoglienti, si può raggiungere una qualità di vita di gran lunga migliore, sia per il bambino o ragazzo, che per la sua famiglia.


Chi ha scritto questo articolo?

Vai al profilo del dott. Marcello Lavezzo Bettin, Educatore




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