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Diritto collaborativo: un modo per separarsi con un minore impatto sui figli


Negli ultimi decenni si sta assistendo ad un radicale cambiamento del concetto di famiglia; secondo le statistiche sempre più uomini e donne sui quaranta-cinquant’anni si ritrovano a dover affrontare una separazione. Per alcuni tale passaggio avviene con più facilità mentre per altri con enormi difficoltà.

Solo raramente purtroppo le separazioni e i successivi divorzi avvengono di “comune accordo”. Solitamente la maggior parte delle coppie arriva alla separazione dopo mesi se non dopo anni di tensioni e incomprensioni. C’è chi alla fine prende la decisione di separarsi e chi invece avrebbe aspettato con la speranza di recuperare il rapporto di una volta.


La situazione si configura come non semplice per nessuno: in genere si può essere invasi dai sensi di colpa e assillati da tante domande: "Ho fatto bene? E ora che cosa mi capiterà? Come starà lui/lei? E i nostri figli soffriranno?".


Cosa comporta la separazione per i figli

La separazione dei propri genitori è per i figli un momento difficile e stressante da vivere. Spesso tendono a non esternare i propri sentimenti perché non sanno bene come esprimere la loro rabbia, la loro tristezza e i loro dubbi; altre volte perché non sono in gradi di dare un nome al proprio sentire e altre volte ancora perché non sanno con chi parlarne.


Molti specialisti del settore consigliano di seguire alcuni semplici regole d’oro fondamentali per tutelare il bene dei figli. Alcune di queste vengono qui riportate:


[if !supportLists]▪ [endif]Il papà e la mamma dovrebbero comunicare l’intenzione di separarsi possibilmente insieme: dovrebbero dire al figlio che si tratta di una decisione presa di comune accordo, facendogli ‘sentire’ che, per quanto possa finire l’amore tra un uomo e una donna, non finirà mai l’amore che loro provano per lui;

[if !supportLists]▪ Evitare di illudere il bambino sul fatto che papà e mamma un giorno potranno tornare insieme: occorre essere chiari sul fatto che la decisione presa, nella quale loro non hanno nessuna ‘colpa’ o ‘responsabilità’ – questa è una cosa da sottolineare molto bene – sarà ‘per sempre’;

[if !supportLists]▪ Accogliere tutte le emozioni, pensieri e comportamenti che il bambino esprimerà rispetto alla separazione: non dobbiamo mai dimenticare che la separazione dei genitori è per il figlio un ‘lutto’ e come tale occorre del tempo perché venga metabolizzato; perché questo possa avvenire più facilmente e senza traumi il bambino si deve sentire accettato in tutte le sue manifestaziozioni emotive;

[if !supportLists]▪ E' importante che il bambino mantenga, per quanto possibile, tutte le sue abitudini, che veda regolarmente il genitore con il quale non abita più ma soprattutto che non senta commenti negativi nei confronti di uno dei due genitori;

[if !supportLists]▪ Ricordate, infine, che occorre del tempo per superare questo dolore per cui è importante, soprattutto a pochi mesi dalla separazione, non far conoscere al figlio nuovi compagni o compagne. Una eventuale nuova perdita sarebbe infatti per lui un secondo trauma.


Per riuscire a mettere in atto queste semplici regole d’oro risulta di fondamentale importanza la collaborazione tra le parti ovvero tra i genitori che hanno deciso di separarsi. Spesso la via della separazione giudiziale, oppure la a volte frettolosa separazione consensuale, non pongono le basi per costruire un rapporto costruttivo e proficuo per gestire i propri figli. Attraverso il diritto collaborativo è oggi possibile evitare questo scenario.


Cos’è il Diritto Collaborativo?

Dopo aver dato rispettivamente al proprio avvocato la fiducia e la disponibilità a seguire il percorso collaborativo, la coppia e gli avvocati sottoscrivono un accordo di collaborazione in cui ogni soggetto si impegna al rispetto di alcune regole che costituiscono la base di questo nuovo procedimento: riservatezza, trasparenza, cooperazione, fiducia. Tutti gli attori si impegnano a un dialogo costruttivo e si propongono un unico obiettivo, quello di raggiungere un accordo globale, soddisfacente e duraturo.

Il risultato innovativo è possibile perché si lavora in team: ciascun coniuge non guarderà l’altro e il suo avvocato come avversari, perché nello spirito collaborativo non ci sono battaglie da vincere, né sconfitti o vincitori, ma c’è al contrario un’estrema collaborazione tra i protagonisti, tutti impegnati nel raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Se la coppia riesce a dialogare, è possibile che bastino anche i soli avvocati collaborativi a consentire il raggiungimento dell’accordo. Qualora invece accada che nella coppia non ci sia dialogo o questo risulti difficile, sarà necessaria la presenza di qualcuno che aiuti le parti a concentrarsi sul comune obiettivo, come la figura di un mediatore familiare o uno psicologo (a volte necessari – se non indispensabili – per aiutare i genitori a gestire gli effetti laceranti che il conflitto ha generato sui figli).


Perché conviene?

Innanzitutto perché i tempi della giustizia non sono quelli di cui le famiglie (specie quelle in cui vi sono bambini o adolescenti) hanno bisogno per riprendere in mano la propria vita e ricominciarla con modalità nuove per tutti. Un processo infatti può durare anche alcuni anni. Al contrario, grazie al procedimento collaborativo, le parti sono in grado di raggiungere un accordo in pochi mesi e sottoporlo al giudice solo per l’omologazione, cioè la pronuncia definitiva.

Inoltre, anche la decisione finale da parte del giudice può essere in molti casi la causa di ulteriori conflitti nel contesto della famiglia, non solo perché presa da un soggetto che nulla conosce della storia delle parti (e perciò difficilmente saprà rispondere ai bisogni di ciascuno), ma anche perché i lunghi anni trascorsi fra studi di avvocati e aule di udienza spesso finiscono col minare l’equilibrio psicologico delle coppie e dei loro figli.


Quanto costa?

Il percorso collaborativo consente un notevole risparmio rispetto a una separazione giudiziale.

Esso è preferibile anche in tutti quei casi in cui, specie se ci sono figli, la separazione consensuale si poggia prevalentemente sulla volontà di fare presto, di risparmiare, ma soprattutto di non aver a che fare troppo a lungo con l’ex. Infatti, secondo le statistiche, gli accordi che nascono su queste basi poco accurate hanno spesso un “effetto boomerang”: dopo qualche tempo si torna dagli avvocati perché non si è soddisfatti e si vuole modificare tutto, con conseguenti nuovi dispendi di energia e di denaro.



Chi ha scritto questo articolo?

Vai al profilo del dott. Patrick Bello, Psicologo Psicoterapeuta



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