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Perdere qualcuno o qualcosa: lutto e terapia


Cos’è il lutto?

Il lutto è stato materiale, emotivo, psicologico, conseguente ad una perdita, di vario tipo, di un qualcosa che ha occupato un posto significativo nella vita di un individuo.

Possono costituire “lutto” la morte di una persona vicina, la separazione coniugale o dai figli, l’allontanamento da un luogo, la perdita di un proprio ruolo familiare o sociale, il pensionamento, un fallimento, la perdita della propria integrità fisica, e simili.


Quali emozioni si vivono?

Nel lutto sono implicate emozioni negative anche molto forti,che vanno ad accompagnare questo accadimento, nel quale è inevitabile imbattersi prima o poi per ciascuno di noi, almeno per quanto riguarda la morte di un caro.

All’inizio ci può essere shock (nel caso di morti improvvise), stordimento, struggimento interiore e perdita di energie fisiche.

  • L’emozione più presente è di solito la tristezza, espressa principalmente con il pianto, ma anche con l’umore depresso, con la chiusura, l’apatia, il silenzio.

  • Il senso di colpa insorge soprattutto nei primi tempi, ed ha a che fare con qualcosa che si sarebbe potuto-voluto dire/fare,e non si è detto/fatto, quando il caro era ancora in vita, o con errori che si ritiene di aver commesso con la persona che ora non c’è più e dunque non rimediabili

  • La solitudine può intervenire poiché si è perso un legame, e magari con esso anche una rete di legami connessi, delle abitudini, dei luoghi,e delle routine di vita che venivano vissute insieme alla persona, e ci si sente svuotati, soli, e senza scopi che prima motivavano le azioni quotidiane

Quali comportamenti lo accompagnano?

Nei periodi successivi all’accadimento di un lutto, ci possono essere numerose ripercussioni sulla persona, dal punto di vista fisico, psicologico e comportamentale.

Possono sopravvenire disturbi del sonno, dell’appetito, irrequietezza, incapacità di concentrarsi ad esempio nel lavoro, confusione mentale, isolamento sociale, pianto, sogni del caro perduto, desiderio di portare addosso oggetti dello stesso, e finanche talvolta allucinazioni visive o uditive (vedere o sentire il defunto), pensieri continui e intrusivi riguardanti il deceduto o il suo ricordo.


Quali sono le tappe che si vivono dopo un lutto?

Facendo riferimento alla teoria di Kübler Ross (1990; 2002), possiamo indicare cinque fasi attraverso cui un lutto viene vissuto:

  • Fase della negazione o del rifiuto: si nega ciò che è successo, non lo si accetta razionalmente

  • Fase della rabbia: ritiro sociale, sensazione di solitudine e necessità di direzionare il dolore e la sofferenza esternamente o internamente (non essere stati presenti, non aver fatto di tutto…);

  • Fase della contrattazione: rivalutazione delle proprie risorse e da un riacquisto dell’esame di realtà;

  • Fase della depressione: consapevolezza che non si è gli unici ad avere quel dolore e che la morte è inevitabile;

  • Fase dell’accettazione del lutto: elaborazione della perdita e dall’accettazione della differente condizione di vita.

Ciascuno supera in modo molto personale questa sequenza di passaggi, con intensità, tempi ed alternanze diverse, che dipendono dal carattere, dalle risorse, dalla situazione, dai valori, dalla causa della perdita, dalla modalità nel vivere gli attaccamenti, dal sostegno sociale, dalle prospettive.


In quali aree si possono avere ripercussioni negative?

La persona che si trova a vivere una perdita dolorosa, può attraversare una grande sofferenza, confusione, cambiamento, in relazione sia alla propria persona, sia a ciò che la circonda.

Gli altri possono non comprendere o non saper fronteggiare sempre nel migliore dei modi tale stato: il partner, il rendimento lavorativo o sportivo, gli amici, i colleghi, i doveri della vita quotidiana, sono tutti elementi che possono venire fortemente condizionati da questa esperienza.

E’ il momento in cui possono insorgere incomprensioni, disinvestimenti, problemi di coppia, litigi familiari (ad esempio nell’affrontare una eredità), problemi sul lavoro, perdita di scopi nella vita, perdita di piacere i qualsiasi attività, calo grave dell’autostima, negatività, che vanno ad aggiungere tristezza e sofferenza a quelle già presenti.


Cosa non fare

  • Negare il dolore e la tristezza, per volere andare avanti subito a tutti i costi senza potere soffermarsi su ciò che è accaduto ed accoglierlo

  • Chiudersi per molto tempo in se stessi e non parlare con nessuno dell’accaduto

  • Continuare a rimuginare da soli

  • Lasciarsi andare totalmente trascinati dalle sensazioni di sofferenza e di perdita, tralasciando anche gli impegni familiari e personali

Cosa fare

  • Accogliere la perdita o la morte come un evento della vita di tutti noi

  • Trovare delle persone fidate con cui poter trovare uno spazio per raccontare ciò che è accaduto, come ci si sente, e ricevere azioni/parole di sostegno, di respiro e di distrazione

  • Raccogliere tutti i pezzi di quella vita, di quella persona, di quella relazione, e riordinarli pian piano in un “quadro” solo nostro che conserveremo con cura

  • Riconoscere tutto ciò che quella persona ci ha dato, insegnato, lasciato, e ringraziarla sempre con spirito di gratitudine

  • Rivolgersi ad uno psicoterapeuta, sia solo per qualche incontro se sentiamo semplicemente l’esigenza di essere ascoltati più a fondo e di ricevere stimoli positivi e modalità utili per superare il momento , sia e soprattutto se ci rendiamo conto che fatichiamo ad accettare l’accaduto anche dopo diverso tempo, che ci permane qualche sintomo emotivo o fisico sopra citato, che non riusciamo ad andare avanti organizzandoci la nostra vita senza quella cosa/persona

Parlare con uno psicoterapeuta consente di venire compresi e accolti nella propria sofferenza, di sentirsi meno soli, di poter accettare la perdita, ove possibile anche i suoi motivi.

E poi di riassaporare fiducia e speranza nella propria vita, di esplorare nuove risorse, di poter ricostruire se stessi in una nuova e differente relazione con chi/cosa non c’è più.


Chi ha scritto questo articolo?

Vai al profilo della d.ssa Cristina Paroni, Psicoterapeuta




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