Articoli

Post recenti
Post in evidenza

L’autostima dei bambini è come un fiore: 9 consigli per coltivarla


Non potremo mai convincere un bocciolo

A sbocciare più in fretta del dovuto.

Se proviamo ad aprire il fiore con le mani,

i petali ci rimarranno in mano.

Se proviamo a dargli più acqua o più sole,

il fiore marcirà o si seccherà.

L’unica cosa su cui ci possiamo impegnare

È quella di provare a creargli l’ambiente

Più naturale e a lui favorevole,

il resto verrà da sé,

con il tempo e la pazienza di aspettare

la sua meravigliosa evoluzione.


Master Choa Kok Sui – Sutra del loto d’oro



Coltivare ed educare hanno molte cose in comune: entrambe richiedono impegno, pazienza, costanza, capacità di nutrire e di proteggere. Un bambino, un po’ come un piccolo seme, ha già in sé tutto quello che serve per diventare uno splendido fiore, ma allo stesso tempo è necessaria la presenza di un giardiniere che si prenda cura di lui e che lo faccia crescere forte. Quando osserviamo uno splendido giardino rigoglioso sappiamo che dietro c’è stato un grande lavoro fatto di tempo, capacità e amore.

Ecco che possiamo pensare all’autostima come alla forza di un fiore. Sentirsi forti non viene inteso in senso strettamente fisico, ma come forza nell’affrontare la vita, nel cambiare attivamente le cose che non ci piacciono, nel muovere le situazioni nella direzione che desideriamo. Coltivare questa forza necessita di alcuni accorgimenti che ogni genitore può mettere in atto ogni giorno, proprio come se dovessimo innaffiare e prenderci cura di un piccolo fiore.


Perché è importante avere una buona autostima nella vita?

Avere una buona autostima, ossia darsi un valore come persone, è essenziale per il proprio benessere: essere consapevoli delle proprie qualità influenza il tono dell’umore, ci fa percepire in grado di affrontare le difficoltà e di trovare soluzioni, ci rende determinati a raggiungere i nostri obiettivi, ci fa sentire meritevoli di amore e di attenzione da parte degli altri, ci fa mettere in discussione in modo costruttivo, senza sentirsi sbagliati per gli insuccessi.

Avere una buona autostima significa avere una visione realistica di se stessi, sia delle proprie qualità che dei propri limiti, e di accettarsi così come si è, pur conservando la voglia di imparare, crescere e migliorarsi.

Sviluppare l’autostima è quindi uno dei pilastri fondamentali per aiutare un bambino a diventare un adulto con tutti gli strumenti necessari per affrontare la vita. Un bambino che non si vuole bene o che si sente inutile, difficilmente potrà raggiungere uno sviluppo adeguato in qualunque sfaccettatura della vita o essere felice.


Quando manca l’autostima: un piccolo fiore senza forza

Quando un bambino pensa di non valere abbastanza, può scegliere di rimanere ai margini della vita, perché si sente inadeguato. Può arrivare a considerare di poco valore tutto ciò che lo riguarda: i compiti di scuola, quello che fa, che dice, che pensa o che sogna. Spesso tende a rinunciare alle imprese o a non iniziarle neppure, per paura di fallire (Sunderland, 2008).

Alcuni bambini temono costantemente di essere giudicati dagli altri e non si espongono per paura di mostrarsi o di non avere nulla di interessante da dire. Questo silenzio autoimposto non fa altro che portarli spesso a essere ignorati o dimenticati, confermando ancora di più l’idea di non valere nulla.

Anche se sono bambini intelligenti e con dei talenti, sono poco consapevoli del proprio valore: riescono a essere orgogliosi dei propri successi, ma ciò non sembra cambiare l'immagine che hanno di sé, come se la soddisfazione fosse un breve istante volatile, rispetto al peso dell'autocritica. Anche i successi non riescono mai a intaccare fino in fondo la sensazione di non poter essere amati e accettati.


Questi bambini si trovano spesso a dover subire scortesie e abusi di potere, molto più frequentemente di quelli che possiedono una forte autostima. Infatti mentre un bambino che sente di valere assume un atteggiamento del tipo "non esiste che io venga trattato in questo modo, smettila!", chi ha poca autostima non riesce a reagire e spesso non chiede neppure aiuto a un adulto perché in fondo crede di meritare di essere trattato in quel modo.

L’atteggiamento passivo di questi bambini attira frequentemente “persecutori”, ossia altri bambini o adulti con tendenza a comportarsi da bulli, come se venisse trasmesso un messaggio del tipo "non valgo niente, quindi trattatemi pure male".


Spesso tendono ad essere attratti da altri bambini che invece hanno una voce forte nel gruppo, come se riconoscessero molto bene il valore percepito degli altri e la loro popolarità, spesso idealizzando ed esagerando le loro qualità. Nella loro mente è come se il mondo fosse diviso in due: il buono e il giusto sono negli altri, mentre l'inadeguatezza in loro stessi.


Alcuni bambini con poca autostima possono arrivare a comportarsi male perché non cercano più di attirare l'attenzione degli altri sotto forma di approvazione, sicuri che non l'avranno mai; preferiscono quindi provocare disapprovazione, una forma di attenzione più facile da suscitare pur di non risultare invisibili.


Come si sviluppa (o non si sviluppa) l’autostima?

Gli elementi fondamentali alla costruzione dell’autostima sono l’amore e l’accettazione. Sviluppare questi sentimenti nei propri confronti presuppone che prima ci siamo nutriti attraverso l’amore e l’accettazione che gli adulti hanno avuto per noi.

Soprattutto fino ai 6-7 anni, infatti, la considerazione che mamma e papà hanno dei figli gioca un ruolo fondamentale, poiché il bambino si vede riflesso negli occhi e nelle parole dei genitori e crede fermamente nell’immagine che proiettano di lui. Fino a questa età, infatti, non è ancora sviluppato a livello cognitivo un “filtro”, chiamato anche senso critico, che permetta di valutare e selezionare cosa gli altri dicono di noi. Nonostante il bambino possa provare emozioni negative rispetto a una critica o a un commento, non metterà in discussione ciò che dice il genitore ma se stesso.


Per poter crescere sano ogni bambino ha bisogno di sentirsi amato, considerato, accettato così com’è.

Può capitare che anche se un genitore ama il proprio figlio, per motivi che vanno dallo stress, alla distrazione per l’eccesso di impegni o altri problemi, al non essere consapevoli che un certo tipo di comunicazione trasmette messaggi contraddittori ai bambini, questo amore venga trasmesso in modo poco nutritivo.

Di seguito potete trovare dei consigli pratici che possono aiutarvi ad aumentare il “pollice verde” dell’autostima per i vostri bambini.


Cosa fare per coltivare una buona autostima?

  1. Ricordategli spesso che lo amate per quello che è, indipendentemente da quello che fa, soprattutto dopo che lo avete rimproverato. Il messaggio che deve passare è: “non va bene quello che hai fatto, ma noi ti vogliamo sempre bene”. Accettare un bambino così com'è significa “vederlo tutto”, “farlo sentire visto in tutto”, nei suoi pregi e difetti, e fargli sentire che lo si ama così. Alcuni genitori, nonostante vogliano bene al proprio bambino, gli fanno sentire il proprio amore solo quando è felice o si comporta bene. Rifiutare una parte di lui significa anche tenergli il muso quando è arrabbiato o triste, trasmettendo il messaggio che le sue emozioni negative non vengono accettate. Accettare e saper contenere i suoi stati di insicurezza, rabbia, tristezza, paura è fondamentale per la sua autostima. I limiti devono riguardare i comportamenti, non i sentimenti. Si può esigere da lui che faccia o non faccia qualcosa, ma non gli si può chiedere di non provare rabbia o di non piangere.

  2. Fate attenzione al linguaggio che usate quando lo rimproverate: fare commenti che etichettano il bambino con aggettivi del tipo “sei proprio cattivo, perché non sei capace di fare il bravo?” può suscitare l’emozione della vergogna, prima nemica dell’autostima. Cercate piuttosto di sottolineare le conseguenze negative del comportamento: “se spingi in questo modo tuo fratello puoi fargli male e può essere pericoloso: non farlo!”.

  3. Prestate attenzione con lo sguardo: il contatto oculare è indispensabile per trasmettere all’altro il nostro interesse per lui. In fase evolutiva il contatto visivo diventa ancora più importante perché “essere guardati” equivale ad assorbire amore e importanza. Ricordiamoci che un bambino si specchia nei nostri occhi, quindi se lo guardiamo distrattamente pensando ad altro o gli rispondiamo sempre mentre siamo impegnati a guardare lo smartphone o a fare le faccende di casa può passare il messaggio “tu non vali abbastanza per occupare il mio tempo”. L’autostima non si nutre solo di parole ma soprattutto di sguardi: la nostra comunicazione non verbale dà moltissime informazioni, ed emotivamente ha un peso maggiore rispetto a quello che diciamo. Non serve moltissimo tempo: basta smettere un attimo di guardare il telefonino quando si risponde alla sua domanda, invece di farlo sovrappensiero; oppure è sufficiente abbassare per qualche secondo il volume della TV per ascoltarlo, un bambino ha bisogno di sapere che i suoi pensieri e i suoi sentimenti vi importano. L’importanza e il valore che darete attraverso il vostro sguardo contribuirà al valore che lui darà a se stesso.

  4. Fate complimenti sinceri, coerenti con la realtà, e apprezzate soprattutto l’impegno: crescere in un contesto troppo ricco di complimenti può essere dannoso, un po’ come quando diamo troppa acqua a un fiore e le radici marciscono. Quando i complimenti sono troppi, ripetitivi ed esagerati per ogni minima cosa, fanno pressione e creano ansia da prestazione. Sentirsi sempre dire “bravissimo!”, “sei il migliore!”, “grande!”, trasmette il messaggio: “devi dare sempre il massimo”. Inoltre complimenti esagerati o sproporzionati creano confusione: un bambino si rende conto se un complimento è coerente rispetto allo sforzo e al risultato ottenuto. Se ha fatto una cosa facile e si sente dire di essere “un campione”, può sentirsi confuso sulle sue reali capacità e anche sul giudizio degli altri. Ciò che è veramente utile a un bambino è che qualcuno lo osservi senza per forza dare valutazioni in positivo o in negativo. Meglio dare un feedback sull’impegno e sull’attività svolta: “vedo che hai messo i giochi ben ordinati”, “ho visto che ti sei impegnato molto nei compiti”; o dire come ci sentiamo “la tua poesia mi ha commosso”.

  5. Trasmettere la consapevolezza che con l’impegno nella vita si raggiungono obiettivi sempre più grandi, ma anche che impegnarsi non garantisce il successo. Per aiutarlo a sviluppare la perseveranza senza abbattersi possiamo dirgli: “dai, prova ancora”, oppure “prova in un altro modo”. L’errore è parte del processo di apprendimento, per aiutarlo ad accettarlo potete raccontargli dei vostri insuccessi.

  6. Quando si gioca si gioca: se non siete in una situazione “didattica” scegliete di dare priorità allo stare bene insieme piuttosto che al fare le cose nel modo giusto. Capita di osservare genitori che durante un gioco con il figlio si trasformino in “maestri” che “spiegano” come fare le cose piuttosto che condividere un’emozione insieme. Ricordiamoci sempre che quando si tratta di giocare sono i bambini a insegnare agli adulti, lasciamoci un po’ portare da loro e puntiamo semplicemente a divertirci, piuttosto che correggere: ridiamo delle cose stupide e senza senso, facciamo finta di sbagliare anche noi, lasciamoci trascinare nelle cose assurde che ci possono proporre.

  7. Riservate un momento esclusivo a ognuno dei vostri figli e segnatelo in agenda come un appuntamento importante: questi momenti a due permettono di conoscersi in modo diverso e più profondo, producono fiducia e complicità. L’attenzione totale è una pratica che fa meraviglie con l’autostima, perché il messaggio che passa è che pensate che il vostro piccolo sia importante e unico.

  8. Rispettare la sua individualità: ossia rispettare i suoi gusti senza commentare e criticare. Se si presentano discrepanze fra voi non consideratele delle offese personali, ma piuttosto il suo particolare modo di sentire e pensare, che può trasformarsi in una bella opportunità di dialogo.

  9. Non proteggetelo troppo: lasciate che corra qualche piccolo rischio e faccia cose nuove, anche quando fanno un po’ paura, senza impedirgli di provare, ma tuttavia seguendolo da lontano perché si senta protetto. Quando riuscirà a realizzarle, la fiducia in se stesso aumenterà. Una protezione eccessiva può deprimere l’autostima e creare dipendenza perché il messaggio che passa è: “da solo non ce la fai”. Quindi, lasciate che il vostro bambino sperimenti, e resistete alla tentazione di intervenire per metterlo subito in guardia o per aiutarlo se è un po’ in difficoltà. Sperimentare la propria forza nelle cose necessita di sentire che una cosa è difficile. Occorre bilanciare il bisogno di proteggerlo con la necessità di aiutarlo a crescere.


Una favola con un messaggio importante sull’autostima e l’impegno


Siamo abituati alle favole che trasmettono il messaggio che con l’impegno nella costruzione di sé e del mondo si arrivi sempre a risultati positivi, secondo un’idea un po’ individualistica di successo personale. Tuttavia questo concetto poi si scontra spesso con la realtà dei fatti: può accadere di impegnare tutte le proprie energie per raggiungere un obiettivo, per poi fallire perché l’impresa era troppo grande da compiere da soli. Nel libro “Il piccolo giardiniere”, di Emily Hughes, il piccolo protagonista impiega tutte le sue capacità e il suo impegno per sistemare un enorme giardino, ma nonostante il lavoro e la fatica incessanti le piante iniziano a morire, a parte un enorme e bellissimo fiore di cui lui va particolarmente fiero. A questo punto il piccolo giardiniere, scoraggiato, cosa decide di fare? Chiede aiuto! Cosa che molti non sono soliti fare perché abituati a bastare a se stessi, e perchè la richiesta d’aiuto viene considerata un fallimento in sé. Eppure fare sempre da soli, a volte, equivale a restare da soli. L’autostima permette sia di sentire di avere le capacità di fare da sé, sia di sentire che siamo meritevoli di un aiuto quando ci rendiamo conto che un’impresa è più grande di noi.

Regalate questo libro ai bambini e insegnate loro a chiedere aiuto: fare insieme non è un fallimento, anzi, rende tutto più bello.


Chi ha scritto questo articolo?

Vai al profilo della d.ssa Elena Besco, Psicologa dell'età evolutiva.

Vorresti chiedere una consulenza?

Contattaci al numero 340 995 4267 o mandaci una mail a info@carelabpadova.it.

Vai alla sezione Bambini




Cerca per tag
Archivio
Segui Carelab
  • Facebook Basic Square
  • Google+ Basic Square