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"Uffa, mi annoio!" A cosa serve veramente la noia?



“Mamma, non so cosa fare, mi annoio!”


A quanti genitori capita di andare in panico quando sentono questa frase?

La noia è un brutto mostro cattivo da mandare via, come se la sensazione di vuoto provata dai figli facesse scattare una sorta di senso di colpa: “Ecco, non faccio abbastanza per lui, non ho sufficiente tempo da dedicargli, non gli fornisco abbastanza stimoli, allora non sono un bravo genitore”.

A quel punto la maggioranza dei genitori tende a fare una cosa molto semplice: fornisce un intrattenimento tecnologico come Ipad, Smartphone, tv, Playstation, Wii. Questo tipo di intrattenimento è un ottimo sistema per riempire rapidamente i momenti di noia dei bambini, così mamma e papà possono continuare a sbrigare le loro faccende.

Un altro modo molto utilizzato per prevenire la noia è organizzare le giornate dei figli con mille attività: piscina, calcio, catechismo, danza, karate, eccetera. Molti bambini già alle elementari si ritrovano con un’agenda fitta di impegni, come dei piccoli manager.


Tutto ciò viene fatto dai genitori in buona fede, con la convinzione che ogni momento della giornata debba essere strutturato, e soprattutto debba essere funzionale a qualcosa da imparare: “il basket lo aiuta ad allenare lo spirito di squadra”, “il nuoto gli serve per fare movimento”, “il karate gli serve per imparare le regole”, eccetera.

A prescindere dal fatto che ogni attività insegni davvero qualcosa ai bambini, siamo sicuri che riempire tutti i loro spazi di attività li renda dei bambini più intelligenti? Più abili? Più creativi? Cosa si guadagna e cosa si perde facendo così?


Cosa perdiamo se manca la noia?


Quando ci annoiamo il tempo sembra scorrere più lentamente, si alluuuuuuunga. È una sensazione di fastidio e stanchezza, una sorta di insofferenza per l’assenza di qualcosa di interessante da fare.

La noia è un’emozione come un’altra, ma come tutte le emozioni considerate spiacevoli (come tristezza, rabbia, paura) cerchiamo di evitarla, impegnandoci in qualunque cosa ci distragga.

Diciamo la verità: la noia spaventa anche noi adulti, è come se aprisse un senso di vuoto dentro la pancia, un vuoto che vorremmo riempire subito con qualcosa, magari scorrendo ripetutamente la bacheca di facebook o facendo zapping in tv. E quando non spaventa fa sentire in colpa, come se ogni momento di calma fosse vissuto come tempo perso, tempo non impiegato in qualcosa di produttivo. Ma è davvero così?


Un uomo non è ozioso se è assorto nei propri pensieri; esiste un lavoro visibile ed uno invisibile.

– Victor Hugo –


La noia ha in realtà una funzione vitale: è quello stato in cui la mente vaga alla ricerca di qualcosa da fare, uno stato creativamente fertile per trovare soluzioni nuove. Dopo un primo momento di disagio la domanda che si pone è: "Cosa mi andrebbe veramente di fare ora con le cose che ho a disposizione?".


È quindi uno spazio dove possiamo entrare in contatto con noi stessi e con i nostri desideri, e dove alleniamo il nostro problem solving e la creatività per realizzare qualcosa con ciò che abbiamo. Non è tempo perso, perché la nostra mente riempie questo vuoto con domande, idee e progetti. E’ anche la situazione giusta per capire meglio cosa è davvero importante per noi. Se evitiamo la noia perdiamo quindi un’occasione preziosa.

E se cerchiamo di evitarla ai nostri bambini, li priveremo di molti apprendimenti importanti: ascoltarsi, sentirsi nelle proprie sensazioni e desideri, conoscere ciò che piace, sognare ad occhi aperti, allentare il corpo e la mente, rallentare, trovare soluzioni creative avendo poche cose a disposizione, apprezzare la solitudine positiva come spazio in cui inventare ed inventarsi.


Mio figlio si annoia abbastanza?


Per capire se tuo figlio ha i suoi necessari momenti di vuoto prova a farti queste domande:

  • Quando vedo che non sta facendo nulla di particolare intervengo o lo lascio stare?

  • Quando mi dice che si annoia fornisco subito qualcosa da fare?

  • Quando può dare sfogo alla sua fantasia?

  • Quanto tempo nella giornata può gestire da solo in qualcosa che sceglie autonomamente?


Ovviamente occorre trovare un equilibrio fra le attività strutturate e libere. Anche l’estremizzazione opposta (scarsi stimoli e poche interazioni sociali) non sarebbe salutare per il benessere di un bambino. Si tratta semplicemente di trovare un buon compromesso fra le due cose, anche a seconda delle caratteristiche e dei desideri di tuo figlio.

Le attività extrascolastiche vanno benissimo e fornire degli stimoli è positivo, ma anche consentire a lui di ideare delle attività, di esercitare la creatività, di inventare un gioco, di domandarsi “cosa mi piacerebbe fare adesso, qui, con le persone, l'ambiente e le cose di cui dispongo?” e cercare quella risposta da solo, è una grande opportunità.


Concludo con questa bella riflessione dello scrittore Emanuele Trevi:

“Ma se non ci annoiassimo, cosa mai avrebbe il tempo di diventare davvero importante per noi? Solo la lentezza e la mancanza di distrazioni acuiscono la sensibilità, aumentano il grado e l'intensità dell'attenzione. Rendiamo dunque i dovuti onori alla noia, questa buona fata che ci costringe, sbadigliando, a scegliere ciò che è veramente utile per noi: l'unica ricchezza che nessuno ci potrà mai rubare”.


Il libro che ha ispirato questo articolo


“Domani inventerò” di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo è un libro poetico e magicamente illustrato che invita a guardare la vita con occhi nuovi e a reinventarsi ogni giorno.


Il protagonista, un simpatico orsone blu, si annoia, e si ferma davanti a ciò che non conosce, ma poi decide di andare al di là, di osare. Perché al di là potrebbe trovare, è vero, qualcosa di brutto o di sbagliato, ma anche qualcosa di nuovo. E di fronte alla novità, l'unica cosa da fare è inventare, e inventarsi.


“Al confine di ogni attimo ci sono meraviglie inattese e nuove possibilità da vivere. Basta volerle scoprire: brandelli di sogni al confine del mio letto, una storia diversa al confine dei libri, granelli di sabbia al confine del mare”.





Chi ha scritto questo articolo?

Vai al profilo della D.ssa Elena Besco, Psicologa





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