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Quando i nostri pensieri diventano ossessivi e malsani?


I nostri pensieri ci guidano


I nostri pensieri, insieme al nostro dialogo interiore, ci guidano costantemente nelle scelte della vita quotidiana: dalla scelta dell'abito da indossare prima di andare a lavorare al cosa preparare per il pranzo o per la cena, al come comunicare una decisione ad una persona cara.


Se per un attimo proviamo a chiudere gli occhi e a stare in silenzio possiamo renderci conto che la mente è in costante attività, proponendoci immagini di ricordi, anticipazioni sugli eventi futuri e riflessioni su quelli appena accaduti. In tutto questo è presente il nostro dialogo interiore che suggerisce, commenta e giustifica le scelte prese o che saranno nel breve periodo oggetto d'esame. Questa sinfonia di azioni avviene quotidianamente in maniera quasi del tutto inconsapevole e naturale.


Tuttavia, in alcuni momenti della nostra esistenza, può capitare di avere dei pensieri che invece di aiutarci nelle scelte della vita quotidiana e nella progettazione delle nostre azioni future, ci disturbano presentandosi nella nostra mente in maniera ossessiva e fuori dal nostro controllo. Danno un senso di malessere e impotenza, come se ad un certo punto non fossimo più in grado di controllarle, costringendoci a mettere in pratica comportamenti bizzarri e ripetitivi pur di farle tacere.


Quando il pensiero, invece di favorire la nostra quotidianità, la blocca?


Se dei pensieri negativi, o di paura, o di controllo, si presentano con alta frequenza alla nostra mente e ci “costringono” a compiere per forza delle azioni, o a rimanere “fissati” su una certa cosa o ripetizione di atti, essi possono rientrare nella modalità di pensiero ossessivo od ossessivo-compulsivo.


Un pensiero ossessivo è caratterizzato da preoccupazioni eccessive, assillanti e spiacevoli, involontarie e insopprimibili.


Un’azione compulsiva è una serie comportamenti ripetuti e irrefrenabili, che servono per lo più a ridurre l'ansia generata dai pensieri ossessivi.


Essi “rovinano” il normale ritmo, benessere e svolgimento della nostra quotidianità


Alcuni esempi


Marco, per esempio, si alza diverse volte durante la notte e controlla tutte le porte, per essere sicuro che siano chiuse. Tornando verso il letto, è tormentato dal pensiero di poterne avere saltata una.


Gianni, invece, si fa tre o quattro docce di fila, strofinandosi il corpo accuratamente con uno speciale sapone disinfettante ogni volta, terrorizzato di poter essere contaminato da germi.


Fabio, un ragazzo adolescente, arriva sempre in ritardo a scuola perché si sente costretto a ripetere molte delle sue azioni come il rimettere la spazzola sulla toeletta, sistemare il materiale scolastico nella cartella, oltrepassare la soglia della sua stanza un numero prestabilito di volte.


Tutte queste persone manifestano una forma di pensiero che si concretizza con azioni ripetitive e ritualizzate che spesso sembrano sfuggire ad una logica concreta e razionale.

La forma di malessere principale che la persona vive è l’esperienza soggettiva di perdita di controllo e incapacità a spiegarsi come sia possibile che la propria mente concepisca tali forme di pensieri, forme che peraltro non erano presenti fino a poco tempo fa.

La paura del giudizio delle persone vicine potrebbe influire sulla vita quotidiana spingendo a modificare le proprie abitudini e obbligando a nascondere tali manifestazioni dallo sguardo altrui.


Cosa posso fare?


Nonostante l'impatto che tali pensieri possono avere sulla vita della persona e la sensazione di impotenza che ne può scaturire, è assolutamente possibile liberarsi da tali pensieri invalidanti attraverso degli strumenti e delle strategie specifiche che il professionista può allenare ad applicare, in base alla soggettività dell'esperienza vissuta dalla persona.

Una volta eliminate tali trappole mentali è possibile ripristinare lo stato di benessere e salute nella persona.




Chi ha scritto questo articolo?

Vai al profilo del Dott. Patrick Bello, Psicologo




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