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Genitori e bambini in terapia: quando insieme è più bello (ed efficace)


Problemi comuni

“Avrei bisogno di una consulenza per mia figlia di 7 anni, ha molte difficoltà nella lettura e nella scrittura, sono preoccupata”.

“Il nostro bambino ci sta dando molti problemi a livello comportamentale , ha scatti di rabbia, non rispetta nessuna regola, è ingestibile; vorremmo fosse seguito da un vostro professionista”.

“Ci siamo separati da poco, e il nostro bambino, di 10 anni, sembra diventato iperattivo ed aggressivo come non lo era mai stato, vorremmo farlo seguire da uno psicologo per l’età evolutiva”.

Queste e varie altre sono le richieste che di norma un genitore attento e preoccupato per il benessere dei figli, rivolge ai professionisti del settore in ambito educativo, scolastico, psicologico, logopedico, e così via.


Quali percorsi

Ad oggi sono numerose ed approfondite le terapie per l’età evolutiva, che vanno a lavorare sull’aspetto comportamentale, emotivo e cognitivo del bambino, unite naturalmente ad altre competenze e figure professionali, ove necessario, inerenti la sfera educativa, l’apprendimento, la lettura, la scrittura, la pedagogia, la socialità, il metodo di studio, l’autostima.

Quello che si sottolinea di meno, è invece quanto sia importante, accanto al percorso che fa il bambino, la presenza dei genitori, seguiti da un professionista in parallelo.

I bambini ed i ragazzi infatti, solitamente almeno fino alla maggiore età, di norma vivono in famiglia, microsistema in cui si condividono stili educativi, norme, esperienze, fasi di crescita, apprendimenti relazionali, sociali e comportamentali, ed in cui si svolge la maggior quotidianità di tutti.

Il contesto familiare è dunque la costante presenza, interna ed esterna, materiale ed immateriale, conscia ed inconscia, di ogni individuo, tanto più quanto ci si riferisce ad età inferiori nella scala di crescita; più si è piccoli cioè, più il sistema famiglia ha influenza sul soggetto, e questi a sua volta ne è maggiormente dipendente (regole, clima familiare, dinamiche relazionali, stile di vita, stili di attaccamento).

Se un bambino o un ragazzino mostra una difficoltà, un disagio, un malessere, in qualche aspetto della sua vita scolastica, comportamentale o affettiva, che il genitore premuroso coglie e ci porta all’attenzione, questa difficoltà, o disagio, o malessere, non potranno essere compresi fino in fondo se analizzati solo come fatti scissi rispetto ai contesti (scolastica, familiare, sociale).

Accanto ai motivi più “universali”, infatti, ogni malessere ha sempre delle concause, dei significati, delle strategie di soluzione più “personali”, specifici proprio di quel bambino o di quel ragazzo, e derivanti da come egli si rapporta a casa, con i compagni, con l’autorità, con le cose della vita quotidiana, con le emozioni di tutti i giorni nelle varie situazioni in cui si muove.

Ecco dunque quanto è importante tenere presenti anche queste informazioni quando cerchiamo di risolvere un problema ad un bambino.



L’importanza della presenza dei genitori nelle terapie dei bambini: il metodo congiunto

Lo psicologo dell’età evolutiva, o il professionista ad esso affiancato a seconda delle necessità, lavora sulla realtà portata dal bambino nella stanza di terapia, nella quale cerca di entrare con lui per accompagnarlo a modificare, con appositi strumenti, ciò che non è funzionale, e restituirgli competenze e comportamenti più in linea con il concetto di funzionamento completo e soddisfacente per l’età.

Ma qual è il punto di vista dei genitori? Come vedono il bambino a casa? Cosa ne pensano? Lo vedono cambiare? E loro come stanno? E se hanno dubbi su regole da applicare e su come gestire alcuni comportamenti del figlio, a chi possono rivolgersi?

Lo spazio che si vuole dedicare ai genitori, separatamente dal figlio, ha proprio la funzione di essere un luogo di confronto, di domande e risposte, di resoconto di informazioni utili tratte dalla vita quotidiana, familiare e scolastica della famiglia e del bambino, le quali vengono poi messe in relazione con le strategie ed i cambiamenti che si applicano nel percorso con il bambino. Nonché viceversa: i miglioramenti che il bambino raggiunge in terapia, vengono discussi insieme e divengono fonte di suggerimenti e sostegno ai genitori su come far proseguire i benefici a casa.

Si avvia così un dialogo ricco ed utile tra il terapeuta e i genitori, in cui il primo può trarre descrizioni, richieste e aggiornamenti da far presenti al collega che opera con il bambino, al fine di rendere ancora più efficace e personalizzato il trattamento, mentre i secondi possono godere di uno spazio privato e guidato in cui confrontarsi, affinare od apprendere aspetti educativi da applicare a casa, modalità di comunicazione, nozioni psicologiche sull’età evolutiva, e perché no, fare anche un’esperienza di crescita personale e familiare che può arricchire come persone e come genitori.

Tale metodo di intervento congiunto, è mirato naturalmente prima di tutto a far ottenere al bambino i miglioramenti più efficaci, ed in parallelo, ad offrire anche ai genitori ed al resto della famiglia la possibilità di un ben-essere maggiore per tutti.


Chi ha scritto questo articolo?

Vai al profilo della d.ssa Cristina Paroni, Psicoterapeuta

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