• Dott. Patrick Bello Psicoterapeuta

15 consigli che un adolescente darebbe ai suoi genitori


Che cos’è l’adolescenza?

L’adolescenza è un periodo dello sviluppo che rappresenta il passaggio dall’infanzia all’età adulta, che va quindi all'incirca dai 12 ai 19/20 anni. Il termine adolescenza, infatti, significa crescere.

Tutti i cambiamenti e la scarsa prevedibilità non sono comportamenti che avvengono per caso. Durante questi anni, il cervello dell’adolescente viene costruito e ricostruito sia per effetto dell’influenza di nuovi massicci messaggi ormonali, sia per effetto di nuove esigenze ed esperienze.

A causa di tutti i cambiamenti che si verificano sia a livello biologico (neuronale-ormonale), che a livello sociale (cambiamenti nel loro mondo sociale ed accademico), gli adolescenti avvertono una profonda necessità di definirsi, di chiarire chi sono e quali sono le cose in cui credono.

Il percorso dell'adolescenza è un momento cruciale per tutti gli attori coinvolti: per i ragazzi stessi, perché d’improvviso si trovano a dover lasciar andare la loro identità più infantile e a gestire le difficoltà e le emozioni collegate alla ricerca “disperata” di una nuova identità; per i genitori, perché da un giorno all’altro si ritrovano a gestire comportamenti, richieste e conflitti, estenuanti ed imprevedibili, che fino a qualche mese prima sembravano così lontani del mondo del loro "bambino".

Il ruolo del genitore

Durante l’adolescenza i genitori svolgono un ruolo determinante nell’educazione e nella vita del proprio figlio. Essi dovranno accogliere i suoi cambiamenti umorali e comportamentali mantenendo un atteggiamento morbido e comprensivo. Non è certamente un compito facile quello a cui essi sono chiamati. Non è affatto semplice accettare che il proprio figlio stia crescendo e che assuma sempre più le fattezze di un adulto: ad ogni madre o padre dispiace constatare che il tenero bimbo si sta trasformando in un uomo. Queste trasformazioni, il più delle volte, si prevedono tumultuose, e sarà necessario che la famiglia comprenda la criticità del momento al fine di affrontare al meglio una fase così delicata dello sviluppo, soprattutto psichico, del proprio figlio.

La comunicazione

Stabilire una comunicazione empatica è sempre una strategia vincente nella relazione educativa con un figlio adolescente. Il livello di conflittualità si configura spesso molto alto: il genitore tende a minimizzare lo stato emotivo del ragazzo e, addirittura, a ironizzare su fatti e vissuti del giovane stesso. A volte l’adulto dimentica che è stato adolescente a sua volta e si pone come giudice assoluto, sentendosi in diritto di giudicare, anche in modo pungente, gli atteggiamenti e le azioni del figlio. Il genitore accetta mal volentieri che il proprio bambino, che non ha mai dato problemi durante l’infanzia, ora è al centro di situazioni di vita che richiedono maggior attenzione e impegno di gestione. Le tensioni che nascono tra adolescente e mamma o papà sono, dunque, frequenti.

Come comunicare nei conflitti

Quando il livello di conflittualità è molto alto, sarà bene che gli adulti imparino a mitigare i sentimenti di collera verso il ragazzo, anche quando quest’ultimo è chiaramente dalla parte del torto. Assumendo un atteggiamento oppositivo, l’adulto non fa che acuire il contrasto con il figlio. Sarà importante attivare uno stesso canale di comunicazione, basato innanzitutto sul rispetto degli stati emotivi del ragazzo. Il conflitto nasce spesso proprio per l’incapacità da parte dell’adulto di mettersi nei panni del figlio. Questo non vuol dire che il conflitto vada abolito, anzi. Un sano livello conflittuale è necessario perché sottolinea i ruoli imprescindibili di genitore e figlio. Il genitore deve fornire e stabilire alcune regole che siano capisaldi dell’educazione del figlio, tenendo ben presente che spesso il conflitto nasce proprio perchè i principi vengono violati. E' necessario ribadire le regole con fermezza e mai pretendere una confidenza quasi amichevole con il figlio. Il momento di contrasto serve all’adulto a capire meglio le ragioni del figlio, e al figlio a capire quelle dell’adulto.

Cosa fare quando i figli sono apatici

Il processo di individuazione e autonomizzazione proprio di questa età, è sovente accompagnato da sentimenti di solitudine e atteggiamenti di chiusura ed isolamento. L'adolescente tipicamente spesso si rintana nella sua stanza e limita le interazioni anche con il gruppo dei pari (gli amici); avverte un senso di inadeguatezza; affronta con fatica la realtà di ogni giorno; nutre poco interesse per ciò che gli accade intorno; si sente inadeguato, incapace di agire positivamente, di affrontare le difficoltà, anche quelle piccole.

Un modo per aiutare un figlio apatico è stabilire un contatto, anche fisico, con lui: un abbraccio stretto, una carezza, un bacio può fargli comprendere più di tante parole quanto il proprio padre o madre lo capisca. Anche usare un modo di parlare calmo e pacato può aiutare, unitamente a parole rassicuranti. Il ragazzo deve sentire di poter contare sui propri genitori, àncora di salvezza in un mare in burrasca e pieno di insidie come il periodo adolescenziale.

15 consigli di un adolescente ai suoi genitori

1) Trattami con la stessa cordialità con cui tratti i tuoi amici. L’essere familiari non vuol dire che non possiamo essere amici.

2) Non darmi sempre ordini. Se mi chiedessi di fare una cosa invece di ordinarmela io la farei prima e volentieri.

3) Non cambiare facilmente opinione su ciò che devo fare. Mantieni le tue decisioni.

4) Non mi dare tutto ciò che chiedo. A volte chiedo per vedere fino a che punto puoi arrivare.

5) Matieni le promesse, sia se per me sono favorevoli sia se ci rimetto. Se mi hai promesso un permesso, dammelo. Se mi hai promesso un castigo, pure.

6) Non mi paragonare con nessuno, specialmente con i miei fratelli o sorelle. Se mi innalzi l’altro soffre, se mi abbassi, soffro io.

7) Non correggermi in pubblico. Non è necessario che gli altri sappiano.

8) Non sgridarmi. Ti rispetto di meno quando lo fai.

9) Lascia che me la cavi da solo. Se tu mi sostieni in tutto, non imparerò mai.

10) Non mentire davanti a me. E non chiedermi mai di mentire per cavartela a buon partito davanti ad altri.

11) Quando sbaglio o faccio qualcosa di negativo, non obbligarmi a spiegarti perché l’ho fatto. A volte non lo so neppure io.

12) Quando sbagli in qualcosa, ammettilo e crescerà la mia stima per te, e anch’io imparerò ad ammettere i miei errori.

13) Non chiedermi di fare una cosa che tu non fai. Imparerò e farò sempre quello che tu fai, anche se non me lo dici.

14) Quando ti racconto un problema non dirmi: «Adesso non ho tempo per le tue sciocchezze» o «Tutto ciò non ha importanza». Cerca di capirmi e di aiutarmi.

15) Amami e dimmelo. Mi piace sentirmelo dire, anche se tu non lo credi necessario. Mi rallegra molto.

(cit. U.Borghello, Liberi dal sarcasmo)

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