• Avv. Giulia Valveri

Whatsapp: miniguida per ragazzi e adulti alle insidie dell'applicazione


Whatsapp è il più noto sistema di messaggistica istantaneo, tramite applicazione, su smartphone e web. Da quando esiste ha letteralmente spopolato in tutto il mondo, consentendo a persone di Paesi diversi di comunicare e scambiarsi foto, video e messaggi vocali con una semplice connessione ad internet sul telefono cellulare.

Non tutti gli utilizzatori, però, hanno piena coscienza dei rischi connessi ad un uso poco accorto del servizio, né hanno analizzato attentamente gli aspetti legali che caratterizzano il servizio e che formano oggetto delle condizioni di uso, le quali devono essere espressamente accettate al momento in cui, scaricata l’applicazione, si procede alla sua installazione sul nostro dispositivo portatile.

Ecco, dunque, una breve guida che illustra le principali cose da sapere su questa applicazione e sui risvolti problematici a cui potrebbe portare un uso inconsapevole, da parte degli adulti ma anche e soprattutto dei ragazzi: non potendone impedire l’utilizzo, cosa spiegare dunque ai nostri figli perché Whatsapp sia utilizzato in modo corretto?

Età minima

Innanzitutto è bene sapere che oggi l’età minima per accedere a questa applicazione è passata dai 16 ai 13 anni, come già avveniva per Facebook, Instagram, Youtube e Snapchat. Questo perché le principali piattaforme online sono americane, e quindi applicano il limite fissato dalla legge federale Usa (il Children's Online Privacy Protection Act). L’attuale normativa europea, invece, non prevede un vero e proprio limite vincolante per i Paesi membri, né il Garante italiano si è ancora espresso formalmente sulla questione.

Modalità vietate di utilizzo

Con l’installazione dell’applicazione, poi, l’utente si impegna contrattualmente a non utilizzare il servizio per scopi e con modalità vietati, a rispettarne i termini sottoscritti e le norme sulla privacy predisposte dalla società erogatrice dello stesso. Ad esempio, l'utente s'impegna espressamente a non fingersi un’altra persona, a non inviare contenuti illegali, osceni, diffamatori, minacciosi, intimidatori, fastidiosi, minatori, offensivi né discriminatori e nemmeno contenuti falsi, ingannevoli o fuorvianti.

È bene spiegare ai propri figli, pertanto, che ogni utente, anche se minore, è l’unico responsabile, sia civilmente che penalmente, per quanto divulga, con messaggi scritti, foto, video ed audio ed anche di quanto pubblica sul proprio status. Il problema, come immaginabile, viene in rilievo in particolar modo rispetto al nome, alle immagini utilizzate nello stato (che se si riferiscono a soggetti terzi devono essere stati preventivamente autorizzati), così come rispetto alla frase che si possa essere associata allo stesso (qualora essa risulti illecita o offensiva nei confronti di terzi). Nel caso, poi, in cui ci si accorga di una violazione in nostro danno delle regole suindicate, è opportuno attivarsi immediatamente utilizzando gli strumenti di segnalazione e denuncia più adeguati al caso.

Per un esempio pratico da portare ai ragazzi, vista la frequenza con cui accade, è possibile spiegare loro che anche lo scambio di foto e link presi da siti internet potrebbe risultare illecito, laddove abbia ad oggetto materiale la cui fonte originale sia illegale.

Altro esempio concreto, potrebbe essere quello di messaggi, foto o video che, ricevuti da una persona conoscente, vengano poi diffusi a terzi senza il consenso della prima. Questo ultimo caso rappresenta una vera insidia nell’uso del servizio, vieppiù tra i minori che non sono sempre in grado di comprenderne la portata dannosa: basti pensare ad una foto sconveniente inviata per scherzo da una ragazzina ad un proprio amico il quale poi la inoltri ad altri compagni. Ebbene se è vero che la ragazza, accortasi della divulgazione illecita, potrebbe reagire denunciando l’accaduto ai genitori ed alle autorità, è altrettanto vero che tale segnalazione non sarebbe probabilmente in grado di eliminare in concreto le conseguenze della divulgazione. Non è possibile, infatti, con Whatsapp, impedire che il destinatario delle conversazioni salvi sul proprio dispositivo i contenuti ricevuti né è possibile sapere se abbia effettuato detto salvataggio. E tanto vale anche per tutti gli eventuali destinatari dell’inoltro. L’unica possibilità, in caso di contenuti spiacevoli inviati per errore o senza sufficiente ponderazione, è la cancellazione immediata di quanto inviato anche, appunto, per il destinatario. Grazie ad un recente aggiornamento del servizio, infatti, se la cancellazione avviene entro pochi minuti e prima che il destinatario abbia aperto la conversazione (quando la doppia spunta è ancora grigia, in sostanza) allora il destinatario non potrà più visualizzare il contenuto ma riceverà solo una notifica di avvenuta eliminazione.

Uso consapevole e informato dei Social

È evidente che gli effetti di una propagazione – di fatto – incontrollabile rappresentino ad oggi uno dei maggiori rischi per gli adolescenti nell’uso di questo sistema di comunicazione. Il metodo migliore, si torna a dire, è quello dell’uso consapevole e informato che ragazzi ed adulti possano fare dell’applicazione. Anche a tal fine, la recente L. 71/2017 ha previsto degli specifici compiti da parte dell'Autorità Garante per la Privacy in materia di cyberbullismo prevedendo misure di prevenzione ed educazione nelle scuole, sia per le vittime che per gli autori di atti di cyberbullismo. Inoltre, i minori potranno chiedere l'oscuramento o la rimozione di contenuti offensivi senza dover informare immediatamente i propri genitori, inoltrando la richiesta al gestore del sito o al titolare del trattamento. Solo in seconda battuta, con il coinvolgimento parentale, potrà essere coinvolto anche il Garante, che interverrà in 48 ore.

A dispetto di tante informazioni errate che si trovavano in rete, dunque, Whatsapp non è proprietario di conversazioni né altri contenuti digitali scambiati tra gli utenti e, per quanto riguarda a privacy, ha di recente adottato anche un sistema di tecnologia crittografata (“end-to-end”) che permette la visualizzazione dei contenuti scambiati solo tra mittente e destinatario, rimanendone esclusi Governi, hacker, forze dell’ordine e Whatsapp stesso. Questo, almeno, è quanto dichiara la società gestrice, tuttavia è nota l’esistenza di molteplici modi – molti di facile accesso – per controllare la messaggistica altrui (basti pensare ad applicazioni come Whatsagent, Mspy, Flexispy, ecc.) ed anche per verificare se vi è qualcuno che sta controllando il nostro account di messaggistica.

La necessità di un dialogo informativo con i ragazzi in merito al corretto utilizzo di questo servizio, infine, si manifesterà in modo ancor più considerevole se è vero che, in futuro, sarà possibile lo scambio di denaro tra i contatti. Come ricordano, tra gli altri siti, La Stampa e Repubblica, lo scambio di denaro con altri account è già possibile in India, dove alcuni dipendenti di Facebook stanno sperimentando la nuova funzionalità su versioni preliminari dell'applicazione prima di portare la novità anche negli altri Paesi, Europa compresa.

Le conversazioni su whatsapp valgono nei procedimenti giudiziali?

Brevemente, infine, merita ricordare che anche per gli adulti il sistema di messaggistica Whatsapp potrebbe rivelarsi scomodo in determinate situazioni. La giurisprudenza, infatti, è oramai consolidata nel riconoscere ai contenuti provenienti da questa applicazione valore di prova documentale, utile a tutti gli effetti all’interno dei procedimenti giudiziali. Questo significa, per utilizzare un' espressione semplice, che tutto quello che scriviamo e inviamo potrebbe essere usato contro di noi.

Da chi, ci si potrebbe domandare? Anche senza sconfinare nell’ambito di un procedimento penale, basti pensare al coniuge che, nell’ambito di un procedimento di separazione, chieda l’addebito provando la violazione dei doveri coniugali tramite i contenuti della conversazione avvenuta su Whatsapp o quanto pubblicato sullo status.

Ma si potrebbe portare l’esempio anche al datore di lavoro, il quale potrebbe utilizzare sia il contenuto di quanto ricevuto tramite il servizio di messaggistica, sia provare l’illegittimo utilizzo del telefono personale da parte del lavoratore durante le ore di lavoro semplicemente operando uno screenshot della conversazione in cui si visualizzino data, ora e la scritta “online” o “ultimo accesso …”. Non da ultimo, una recentissima sentenza del Tribunale di Catania (del 27.06.2017) ha addirittura riconosciuto valido il licenziamento intimato dal datore di lavoro via Whatsapp!

Ebbene, pur se quest’ultimo caso possa dirsi ai limiti dell’incredibile, e per onor del vero non ancora confortato da alcuna pronuncia di legittimità, quello che sicuramente dobbiamo tenere a mente nell’utilizzo quotidiano di Whatsapp, è che si tratta certamente di sistema pratico, veloce ed economico ma anche fonte di determinati rischi.

È sufficiente, pertanto, farne un uso consapevole ed adottare piccoli accorgimenti che tutelino la privacy nostra e dei nostri figli.

Se hai dei dubbi non affidarti alle informazioni reperibili nel web - non sempre corrette - e chiedi un consiglio preciso ad un esperto in materia.

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