• D.ssa Elisa Frizzarin - Neuropsicologa

Anziani con demenza in famiglia: aiutare chi li aiuta


Aiutare chi assiste

Sempre più spesso si parla delle diverse tipologie di demenza definendole una malattia familiare, questo perché dietro ogni malato c'è almeno un familiare che se ne prende cura (caregiver): è l’intera famiglia che viene “coinvolta – stravolta” dall’arrivo di una diagnosi di demenza di un suo componente.

Per questo motivo è fondamentale attivarsi per fornire un adeguato supporto al malato ma anche al familiare.

Cosa rende tutto così complicato?

Rispetto al passato in cui le famiglie allargate costituivano una risorsa e un supporto nelle varie fasi della vita (dall’arrivo di un neonato fino all’assistenza ai grandi vecchi della famiglia), oggi la frenesia dei ritmi di vita e la frequente lontananza dalle proprie famiglie di origine rende più complessa la gestione quotidiana di una persona che si ammala. Spesso il caregiver si trova solo e sperduto in una rete intricata di vincoli burocratici e familiari.

Cosa fare quando arriva una diagnosi di demenza?

Fin dall’inizio si rende necessario affrontare svariate sfide, prima fra tutte accettare questa notizia che spesso piove sui familiari già affaticati dall’incastro funambolico di esigenze personali, familiari, lavorative.

Il primo passo è informarsi, presso il proprio medico e lo specialista che ha effettuato la diagnosi, che possono dare delle prime indicazioni di massima circa le possibili evoluzioni e i migliori interventi attualmente disponibili.

Anche il distretto, insieme all’assistente sociale del proprio comune, sono ottime fonti di informazioni circa i servizi presenti ed attivabili sul territorio, possibili contributi, requisiti e modalità di richiesta.

Infine non dimentichiamo le associazioni disponibili nel territorio dove malati, familiari e volontari possono condividere esperienze e fornire valido supporto sia pratico che morale.

Chi si dedica al malato?

E’ esperienza comune che spesso, specie nelle fasi iniziali di malattia, sia una familiare a dedicarsi all’assistenza del malato, dedicandovi tempi che via via vanno ad aumentare con la progressione della patologia. Il tempo da dedicare al proprio caro e le nuove responsabilità che l’assistenza comporta si sommano alle fatiche quotidiane di ciascuno, alla conciliazione dei diversi impegni e ruoli, con crescenti difficoltà che spesso portano il caregiver a rinunciare al proprio lavoro. Ma anche quando il familiare decide di avvalersi di personale dedicato a domicilio, continua a dedicare tutto il tempo rimanente a sorvegliare o sostituire chi ha incaricato di cio'.

Quando diventa un problema?

Quando il senso del dovere, del dover esserci, del dover ricambiare ciò che un genitore ha fatto per noi determina una carenza di tempo da dedicare a se stessi, alle relazioni, allo svago e perche' no al relax, impedendo tutto ciò che generalmente utilizziamo per ricaricarci. In questa situazione infatti il forte carico dell’assistenza e la tendenza a sottovalutare o rinviare le proprie problematiche, può portare a forti livelli di stress con conseguenze importanti sulla salute sia fisica che psichica come agitazione, ansia e depressione. Non è un caso se un classico libro sulle esperienze dei caregiver parla di “una giornata di 36 ore”. Purtroppo spesso per vergogna, senso del dovere o orgoglio non si accetta di chiedere aiuto quando si manifestano i primi campanelli di allarme (difficoltà nel sonno, scarso appetito, abuso di farmaci o alcool, isolamento, senso di disperazione, eccetera), fino a che la persona raggiunge la soglia massima di sopportazione ed esplode un disagio evidente che non può più essere ignorato. Tuttavia recuperare una situazione logora richiede molto più tempo, risorse ed energie rispetto ad una difficoltà lieve o moderata.

Come può aiutare lo psicologo?

Lo psicologo può diventare un alleato nell’individuare strumenti, strategie di gestione ambientale e modalità relazionali che possano avere ripercussioni positive sul comportamento del malato, sul proprio benessere e sul proprio senso di competenza, ma anche una fonte di supporto e confronto per elaborare le proprie emozioni e sensazioni, in quanto il benessere del malato e quello di chi assiste sono intimamente legati.

Se stai assistendo una persona con demenza e hai dei dubbi, vorresti sapere come porti in determinate situazioni, hai bisogno di un confronto o semplicemente di uno sfogo a tutta quella fatica e solitudine che spesso l’assistenza comporta, contattaci. Clicca su questo link.

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